DOTT. CLAUDIO MARTINI: STRATEGIE RIABILITATIVE NELLA MALATTIA DI PARKINSON

“Nuove strategie terapeutiche di neuro-protezione

nella malattia di Parkinson”

Relatore: Prof. Stefano Sensi

Neurologo – Università di Chieti

Entro il 2050, si prevede che i costi sanitari legati al trattamento dei pazienti affetti da malattie neurodegenerative come morbo di Parkinson (PD) e malattia di Alzheimer (AD) metteranno a rischio l’economie di tutto il mondo. Ad oggi, le uniche terapie disponibili si basano su farmaci che non sono in grado di modificare il decorso della malattia. Abbiamo pertanto un grande bisogno di approcci alternativi e/o aggiuntivi per contrastare questa crisi sanitaria in arrivo. Dato che non sono disponibili interventi farmacologici in grado di cambiare il corso della malattia, porre l’attenzione sui soli agenti farmacologici sembra un approccio insufficiente. E’ invece probabile che l’utilizzo di combinazioni di diversi approcci si riveli più efficace nello stimolare cambiamenti molecolari di lunga durata che ripristinano, promuovono e preservano le funzioni cerebrali.

Nell’ ambito farmacologico, un approccio fruttuoso è offerto dall’indagine sull’intersezione tra dismetabolismo del glucosio e i meccanismi che controllano la compromissione del funzionamento cerebrale. Il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) è infatti associato a neurodegenerazione. L’invecchiamento, un fattore chiave che contribuisce allo sviluppo delle patologie neurodegenerative, aumenta notevolmente l’impatto negativo di T2DM sulle funzioni del cervello.  Inoltre, evidenze scientifiche raccolte negli ultimi due decenni, hanno dimostrato che T2DM e neurodegenerazione condividono meccanismi patogenetici comuni come alterato metabolismo del glucosio, l’aumento dello stress ossidativo, la resistenza all’insulina e la produzione di aggregati proteici neurotossici. Nel cervello, il signaling dell’insulina svolge un ruolo chiave nella modulazione delle funzioni neurotrofiche e neuroendocrine.  Nel talk, discuteremo degli studi che dimostrano come l’uso di farmaci usati nel TD2M possano ritardare il declino cognitivo dipendente dall’età, la demenza, ed in processi degerativi del PD.

Infine, si prenderano in esame interventi neuroprotettivi non farmacologici tra cui la stimolazione cerebrale non invasiva, l’esercizio fisico/interventi sul sistema cardiovascolare nonchè l’allenamento cognitivo.

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