Tecniche di stimolazione non invasiva per il trattamento della malattia di Parkinson

Francesca Cortese, dirigente medico neurologo presso AULSS 9 Ospedale Fracastoro di S. Bonifacio

Sabato 17 marzo 2018, ore 10.00
presso Sala Barbarani, via Bertoni n. 4/6 – Verona

Accanto alle tecniche di stimolazione invasiva (DBS), che prevendono l’impianto chirurgico di elettrodi di stimolazione all’interno di nuclei cerebrali profondi (globo pallido e nucleo subtalamico), negli ultimi anni si sta diffondendo l’utilizzo sperimentale di tecniche di stimolazione non invasiva per il trattamento della malattia di Parkinson, in combinazione con la terapia farmacologica.

Le tecniche più impiegate utilizzano campi magnetici (rTMS) o campi elettrici (tDCS) al fine di modificare l’eccitabilità di alcune aree cerebrali (neuromodulazione cerebrale) e conseguentemente di determinare un miglioramento clinico dei pazienti a breve-medio termine dopo le sedute di stimolazione.

Il vantaggio di queste tecniche consiste nel fatto che si tratta di tecniche non invasive e quasi del tutto prive di effetti collaterali.

Sono in corso diversi studi clinici che stanno testando l’efficacia di sedute ripetute di stimolazione cerebrale nel favorire un miglioramento clinico di alcuni aspetti sia motori che non motori in diverse patologie neurodegenerative cerebrali, tra cui la malattia di Parkinson. I risultati finora ottenuti sembrano promettenti, tuttavia sono necessari studi clinici più ampi, randomizzati e controllati per poter definire l’efficacia a medio-lungo termine di queste tecniche di neuromodulazione cerebrale.

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