IL TRATTAMENTO CHIRURGICO
DELLA MALATTIA DI PARKINSON

VIDEOCONFERENZA 

Dott. Michele Longhi

Dirigente Medico – Neurochirurgia Clinicizzata

Azienda Ospedaliera di Verona;

Dott. Giorgio Tommasi

Dirigente  Medico – NEUROLOGIA A – Ambulatorio DBS – Azienda Ospedaliera di Verona.

SABATO 13 FEBBRAIO 2021

ORE 10.30 

 

 

La neurochirurgia funzionale rappresenta un’opzione terapeutica per la M. di Parkinson fin dagli anni ’50, epoca in cui si utilizzavano procedure chirurgiche di tipo lesionale condotte a livello di determinate strutture cerebrali. Negli anni 60, con l’introduzione di un trattamento efficace quale la levodopa, vi fu una drastica riduzione dell’approccio neurochirurgico per la M. di Parkinson. Tuttavia, negli anni è maturata una crescente consapevolezza di quelle che sono le complicanze motorie (fluttuazioni motorie e/o discinesie) correlate al trattamento pulsatile con levodopa.

La scoperta verso la fine degli anni ’80 da parte dei Prof. Benabid e Pollak del gruppo di Grenoble che la stimolazione ad alta frequenza di determinati nuclei cerebrali (stimolazione cerebrale profonda, DBS) mima l’effetto della stimolazione dopaminergica, ma, a differenza di quanto avviene con la levodopa, in modo continuo (e non pulsatile), permettendo un efficace controllo della triade sintomatologica motoria parkinsoniana, e riducendo/risolvendo le fluttuazioni motorie e le discinesie, ha permesso la rinascita della chirurgia per il trattamento sintomatico di questa patologia. Caratteristiche quali l’adattabilità, la reversibilità, e la relativa sicurezza della DBS hanno consentito un’applicazione bilaterale di questa metodica, e quindi un controllo dei sintomi di ambo i lati del corpo, rispetto alle precedenti tecniche di tipo lesionale, che di fatto potevano essere condotte solo unilateralmente. 

A oltre 30 anni da questa svolta storica, ci troviamo di fronte ad un nuovo scenario. Sebbene, ad oggi, la DBS, grazie anche ai progressi tecnologici che continuano a perfezionare questa terapia, sia di gran lunga la principale tecnica di neurochirurgia funzionale per il trattamento dalla M. di Parkinson, nuovi interrogativi e sfide si pongono, come ad esempio riguardo ai benefici a lungo termine di tale terapia, e ai potenziali nuovi target ottimali. Inoltre, recentemente, si sta mitigando la classica riluttanza nei confronti delle tecniche lesionali per il trattamento di alcuni disturbi del movimento, grazie alla possibilità di praticare un’ablazione di strutture cerebrali profonde, in assenza di incisione chirurgica del cranio, offerta dagli ultrasuoni focalizzati ad elevata intensità (MRgFUS) e dalla gamma-knife. Di queste tecniche va, tuttavia, stabilito se e quale spazio possano avere nell’ambito del trattamento della M. di Parkinson, considerandone effettivi benefici, rischi, e limiti.

La relazione si pone l’obiettivo di fornire un aggiornamento sulle diverse terapie chirurgiche oggi disponibili per il trattamento della M. di Parkinson, fornendo gli strumenti per valutare criticamente e comparativamente quale sia l’opzione migliore da proporre per ciascun paziente, tenendo conto anche dei possibili rischi legati alle procedure. In quest’ottica, verranno approfonditi i molteplici aspetti connessi alla selezione, che rappresenta una tappa essenziale per il relativo successo terapeutico. Verrà, inoltre, approfondita il management post-operatorio del paziente, sottolineando per ciascuna terapia chirurgica i benefici e le problematiche connesse.